Arte-Vita
"Tutte le arti che pratichiamo sono un apprendistato di un'arte più grande: la nostra vita" — M.C.Richards —
Il concetto di «creatività» è legato necessariamente alla teoria dello sviluppo; l’essere umano cresce ed evolve attraverso un processo di adattamento creativo all’ambiente; introietta idee e pensieri per poi distruggerli e rielaborarli, assimilandoli secondo la propria personalità. Questa visione colloca l’uomo in una posizione di centralità e potere in cui diviene, malgrado ogni pressione esterna, artefice della propria esistenza, attivo e reattivo nel contatto con se stesso, con gli altri e con gli eventi, in grado perciò di influire sulla realtà e sul proprio destino.
Il processo creativo è l’espressione di persone nell’atto di realizzarsi ed è indice del più alto grado di salute emozionale. Spesso si associa l’essere creativi con l’essere “folli” o “originali” in quanto creatività e originalità sono caratteristiche che mettono in atto coloro che hanno il coraggio di esprimersi e di essere "diversi" contravvenendo a norme e regole sociali. Essi in questo modo allargano la coscienza e il sapere umano, anche perchè l'avventura della creatività ha a che vedere con la salute, l'allegria e l'amore per l'umanità.
Il processo di creare se iniziato e guidato da giovani porta a saper vivere, a saper saltare nello sconosciuto con un coraggio che poche persone sanno realizzare. Il rischio è elevato: saltare nello sconosciuto può condurre all’auto-realizzazione, al rinnovamento dell’impulso creativo, al piacere di vivere, alla poesia, all’umorismo, all’amicizia, all’amore, ma può portare anche
al fallimento, alla disillusione, al rifiuto, alla malattia, alla morte.
Il coraggio è necessario per l’asserzione di se stessi, per costruirsi una realtà nella quale abbia senso vivere ed in questo percorso è essenziale l’impegno. Le persone raggiungono valore e dignità attraverso le decisioni e le scelte che operano giorno per giorno, che richiedono la capacità di usare il corpo in modo nuovo, sviluppando una sensibilità che permetta di pensare con il corpo e di valorizzare l’empatia verso gli altri
Il coraggio è l’opposto dell’apatia, del non coinvolgimento; è la capacità di relazionarsi ad un altro essere umano, di rischiare se stessi nella speranza di raggiungere un’intimità significativa senza sapere come la relazione ci influenzerà… l’unica cosa che sappiamo con certezza è che se entriamo pienamente in una relazione, nel bene e nel male, ne usciremo trasformati. L’intimità porta a scontrarsi con il problema della dipendenza, della paura di essere abbandonati o di venire assorbiti dall’altro: queste forme di ansia stanno dietro ad ogni persona che vuole bene ad un’altra.
Le persone creative, si distinguono per il fatto di poter vivere con l’ansia, anche se pagano un prezzo alto in termini di insicurezza, forte sensibilità, mancanza di difese. Vi è inoltre una relazione importante tra impegno e dubbio: l’impegno è salutare quando non è senza dubbi, ma nonostante i dubbi. Credere in qualcosa e allo stesso tempo avere dubbi non è una contraddizione, ma presuppone un grande rispetto per la verità.
Il senso di colpa è presente nel compiere azioni creative, poiché ogni nuovo insight distrugge qualcosa che c’era prima. “Ogni atto creativo è prima di tutto un atto di distruzione” Perls. Un'azione creativa è legata all'ansia e alla colpa, ma la sensazione dominante è la gioia e la gratificazione per la realizzazione della nuova idea. Quando si ha un'intuizione un’intensa presa di coscienza avvolge il mondo interno ed esterno di grande chiarezza e luminosità.
La conoscenza del processo creativo non può rimpiazzare la creatività, ma può salvarci dall’abbandonare la creatività quando le sfide sono dure e tutto sembra bloccato. Se sappiamo che i nostri regressi e frustrazioni sono inevitabili fasi del ciclo naturale possiamo perseverare, e la lotta, che certamente dura tutta la vita, sembra valere la pena: tutte le prove che sosteniamo sono imperfette, ma ognuna è una occasione per un piacere non somigliante a null’altro.
La creazione spontanea sorge dal più profondo del nostro essere, è originata in noi, e ciò che dobbiamo fare perché avvenga è togliere gli ostacoli che impediscono il suo flusso naturale. Per questo non c’è modo di parlare del processo creativo senza menzionare il suo opposto: l’intollerabile sensazione di essere bloccati, di non avere nulla da dire.
L’esperienza dell’amore e dell’eros si avvicina fortemente a quella della creatività: avvertiamo una sensazione di espansione dell’io, di andare oltre la nostra pelle fino a fonderci con l’altro e con quanto vediamo, udiamo, tocchiamo; siamo inondati da un sentimento di perseveranza, determinazione, realizzazione. Vivere creativamente richiede uno sforzo costante per rimanere nella tensione fra quanto si conosce e ciò che si vuole scoprire, integrando ragione e passione, struttura e libertà. Nell’atto creativo convivono forze opposte: da un lato sono presenti le stesse caratteristiche del gioco del bambino cioè l’essere immersi, presi, coinvolti, d’altro sono fondamentali l’impegno, il metodo e la disciplina. Come si integrano queste caratteristiche raziocinanti con la spontaneità e la libertà? Come può una persona limitata da una disciplina sentirsi libera di esprimersi? Nella vita come nell’arte la risposta è la stessa: attraverso l’ “improvvisazione”, un mistero difficilmente comprensibile, che racchiude in sé la forza dell’impegno e l’autenticità dell’espressione. La conoscenza del processo creativo non favorisce né conduce all’azione creativa, ma può aiutare a resistere quando le sfide sono dure e tutto sembra bloccato.
L’interesse per l’arte come strumento terapeutico è dovuto sia al valore curativo del rivelare se stessi nella propria originalità, sia all’importanza di riconoscere i blocchi e le resistenze attivate per frenare il flusso creativo. Lavorare con i blocchi è difficile e l'unica via per la loro liberazione è conoscerli ed entrare profondamente in essi. In terapia non sempre il dialogo è la strada migliore per iniziare; essendo la percezione sensoriale la nostra esperienza primaria, le parole trasmettono quanto il corpo già sa. Quando il paziente prova sentimenti confusi e difficili da spiegare, il linguaggio dell’arte, che in realtà è un linguaggio corporeo viene in aiuto, rendendo più semplice e diretta la comunicazione. Quando in una relazione terapeutica, si raggiungono livelli di intimità profondi e il contatto si carica d’intensità, anche le parole diventano gesti rivelatori densi di sfumature emotive e di particolari appena percepibili, e la relazione diventa ARTE.